Gilda Pansiotti Cambon D'Amico

Milano, 1891 - Campobasso, 1986


Nata a Milano il 16 febbraio 1891 da un'antica famiglia meneghina,
studia all'Accademia di Brera nel periodo della fertile dialettica tra
gli epigoni della Scapigliatura e l'esplosione dei futuristi. Allieva
irrequieta dei maestri Alciati e Tallone, si avvicina al gruppo Futurista,
rappresentato da Boccioni, Tosi, Carrà e Russolo, ma poi fa una scelta
di indipendenza, mantenendosi fedele, pur nel confronto costante con
le vorticose esperienze pittoriche del secolo, ad una libera concezione
dell'arte, intesa come autentica ed irripetibile espressione individuale.

Insegna per qualche tempo all'Accademia milanese, di cui in seguito
diviene socio onorario, e dal 1913, quando esordisce al premio Canonica,
partecipa alle migliori collettive (premio Principe Umberto, premio Ussi,
Quadriennale di Torino, Triennale monzese, Braidense, Galleria Pesaro).
Dal 1920 espone alle Biennali veneziane. L'antica Società del Giardino le
conferisce la medaglia d'oro quale esponente della pittura milanese.
Nel 1926 è presente alla III Biennale romana.

Dopo la morte del marito, il pittore triestino Glauco Cambon, avvenuta nel
1930, conosce il magistrato Tomasino D'Amico, originario di Duronia.
Dalla fine degli anni Trenta, con il figlio Glauco, nato dal matrimonio con
Cambon, passa le estati a Duronia e a Castropignano. I volti, i colori e i
paesaggi del Molise diventano così sempre più fonte di ispirazione per P.,
che, armata di tele e pennelli, si aggira per le campagna alla ricerca del
soggetto da interpretare. Il lavoro dei campi, scene d'insieme con animali,
ritratti di donne ed adolescenti, costituiranno il nucleo della mostra di
Berlino del 1938.

Dopo un periodo vissuto a Roma, l'artista si stabilisce definitivamente nel
Molise con il secondo coniuge, il magistrato Tomasino D'Amico, sposato
nel '32. Pur non essendo molisana, P. si inserisce attivamente nell'ambiente
culturale ed artistico, dipinge senza sosta il mondo rurale, che diventa il
suo mondo, al punto che lo stesso figlio della pittrice, noto critico letterario,
Glauco Cambon, ha osservato che l'artista esprime “il suo istinto di felicità
imbevendosi di luce a contatto con i contadini e la vita campestre”.

Le campagne, gli abitanti, il paese, sono di fatto scandagliati e fissati sulla
tela con grande impeto di tinte iridescenti, ove la nota solare appare spinta
al massimo da una pennellata di tipo impressionistico. Sensibile al fascino
ei costumi popolari, li sa “illustrare” nei quadri con maestria, e rappresenta
il lavoro dei campi con linguaggio immediato, pur se esso risente delle idee
celebrative e della ruralità tipiche del periodo fascista.

Pittrice di successo, entra nel vortice delle mostre allestite nelle maggiori città:
presenta una importante antologica a Roma, alla Galleria S. Marco, nel '62, con
un complesso di sessanta dipinti. Nel '64 espone a Napoli alla Galleria Barcaccia.
Nel '68 è a New York. Sulla sua arte hanno scritto numerosi critici e scrittori, tra
cui Sironi, Ojetti, Scarpa, Cavacchioli, Cimatti, il figlio della pittrice,
Glauco Cambon, R. Millet, M. R. Mobius, C. D. Carls.

Sicurezza d'impianto, magnifici effetti tonali, disegno vigoroso, forte espressività,
impasto coloristico di accordi squillanti, un vivace temperamento capace di cogliere
e interpretare con immediatezza il soggetto rappresentato sono le doti coralmente
riconosciute a questa pittrice, che, muovendosi nell'ambito di un'interpretazione
storicistica della realtà molisana, con la sua arte ha acquisito alla coscienza nazionale
il Molise, terra in cui si è spenta (Castropignano, 26 ottobre 1986), e dove ha voluto
riposare per sempre, sotto “tanto cielo, tante stelle per illuminarci di mistero”, nella
cornice dei dolci declivi di Duronia tante volte ripresi sulle sue tele.

Sue opere sono custodite alla Galleria d'arte moderna di Milano, al Rathaus di Berlino,
alla prefettura di Hannover, al Banco di Roma, all'Ospedale Maggiore di Milano, alla
Società Edison, ed altre ancora si trovano in collezioni private italiane e straniere.





Ritratto di Gilda Pansiotti
di Ambrogio Alciati




Claudio Cambon Photography
Gilda e la nonna di Claudio



"La Finagione a Duronia"


"Ritorno dalla Fonte - Duronia"


"Terra di Molise - Duronia"


"Il Santo Mattina"


"Gatto"


"Tenerezza"


"L'agnello ferito"


"Nevicata"


"Rose di Maggio"


"Venezia"


"Paesaggio"


"Interno tra le tente rosse"


"Laudata sia la spica"



Claudio Cambon Photography
Gilda e la nonna di Claudio

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